Van Morrison Roll With the Punches: the story behind the picture

di Dario Greco - 12 luglio 2017

Van Morrison Roll With the Punches: the story behind the picture

“Sono entrato in contatto con il blues quando ero molto piccolo. La cosa che amo di questo genere è che non devi esaminarlo, solo suonarlo. Non ho mai analizzato troppo la mia musica, la compongo e basta. La musica deve essere solamente suonata ed è questo il modo in cui funziona il blues, è un’attitudine. Sono stato fortunato ad incontrare i più grandi: John Lee Hooker, Jimmy Witherspoon, Bo Diddley, Little Walter e Mose Allison. Li ho frequentati e ho assorbito ciò che facevano. Erano persone senza un grosso ego e mi hanno insegnato moltissimo. Le canzoni di Roll With The Punches, che siano scritte da me o no, sono orientate alla performance. Ogni canzone è una storia e io eseguo quella storia. È un concetto dimenticato perché le persone hanno la tendenza ad analizzare troppo le cose. Ancor prima di iniziare a scrivere canzoni sono stato un performer. Questo è quello che faccio.” (Van Morrison)

La copertina del nuovo disco di Van Morrison non è solo “una foto di quelli che fanno finta di picchiarsi” come direbbe l’italiano medio, è una foto a cui possiamo dare tanti significati anche relativi al titolo dell’album “Roll with the punches”, che possiamo tradurre come “Fa buon viso a cattivo gioco”. Innanzitutto chi sono i due lottatori? Beh quello con la acconciatura alla “moicana” è Billy Two Rivers, un ex lottatore canadese della nazione Mohawk (difatti il suo nome mohawk è Kaientaronkwen) e i suoi capelli sono tipici del suo popolo, chiamarli “alla moicana” è un errore molto diffuso in Italia, si è esibito in tutto il mondo prima di ritirarsi nel 1977 e diventare uno dei capi della riserva Kahnawake.  L’altro era Hans Streiger (deceduto nel 2002), un wrestler inglese del Derbyshire il cui vero nome era Clarke Mellor, e nella foto è proprio lui, l’inglese (ma con un nome d’arte tedesco nordico a nascondere le sue vere origini, un po’ come Van Morrison che si considera più un druido celtico che un irlandese britannico) a dover rotolare a terra per evitare una lesione alla spalla in seguito alla proiezione del lottatore nativo americano. Bene, in un certo senso noi siamo lui, costretti dalla vita a far “buon viso a cattivo gioco” alle avversità della vita, rappresentate dall’<indiano> simbolo anche delle forze della natura, in quanto più vicino al “Grande Spirito” e alla Natura in generale, un <buon selvaggio> come direbbe Rosseau, in questo caso molto iracondo verso di noi.

Questo si collega con la scelta del disco di essere un album blues contemporaneo, blues che è per definizione musica delle radici, radici che vogliamo perdere e che spesso però ci riportano violentemente a terra. Il disco uscirà il prossimo 22 settembre e sarà il 37esimo lavoro in studio pubblicato da Van Morrison, composto da 15 brani, di cui la maggior parte sono standard blues rielaborati e registrati ex novo.

 Osiander in collaborazione con Dario Greco