Like a Virgin

di Dario Greco - 29 gennaio 2017

RocketsGuida alla produzione del tuo primo disco

New York 1972 Hell’s Kitchen Manatthan

John O’Riley, un chitarrista si sveglia sopra un materasso dentro a un vicolo impreziosito da pipì di classe, John non si ricordava come mai era finito lì e manco gli interessava, iniziò subito ad elaborare mentalmente i testi per un pezzo che aveva appena composto, un pezzo breve e commerciale, una roba per le radio, una suite di scale concatenate di 20 minuti. La parte strumentale era stata già registrata anche se c’erano state diverse interruzioni nella lavorazione del disco perché il batterista (che lui conosceva solo come “il batterista del disco”) era pericolosamente poco fornito di cavallo. Il cavallo è l’eroina. “Ecco sì, perfetto! Questa canzone parlerà di eroina. Per essere precisi, di come quella del Lower East Side faccia schif…” intanto mentre componeva la frase dentro la sua mente aveva già cambiato idea. Cambiò diverse volte idea quella mattina, intanto vi ricordo che era sempre sul materasso con la pipì di classe.

Andò a casa, entrò in casa dalla finestra, passando come al solito dalle scale antincendio, per ribadire il concetto che abitata a New York. Si mise sul divano sempre a riflettere… ok no, non era casa sua. Cazzo però, non state sempre a sottilizzare! Ok la riscrivo; andò in una casa, entrò in una casa dalla finestra, passando per le scale antincendio e si mise sul divano a riflettere.

La canzone però era davvero troppo semplice. Serviva qualcosa di diverso, sì, ma che cosa? Cosa? E sopratutto: “Chi è lei? Cosa ci fa qui? Ora chiamo la poliz…” Queste sono le ultime parole che sentì prima che il proprietario andasse a prendere un calibro 12 in cucina. Troppo film di Scorsese? No, no, scene del genere capitano spesso, da queste parti… e non solo!

Doveva assolutamente parlare col suo manager discografico, serviva una svolta a questo disco e alla sua carriera. Serviva essere seri e iniziare a lavorare. Ok, il suo manager discografico era anche il suo spacciatore quindi la serata assunse (e quando dico assunse mica butto parole alla cazzo!) un tono leggermente diverso.

C’è questa roba nuova che mi è arrivata dal porto, dicono che sia fenomenale, me ne ha parlato molto bene il mio medico, che anche se è italiano resta una persona seria: il Dottor Droga”. Questa novità andava provata, dopo tutto noi qui, abbiamo un dovere verso la comunità scientifica!

“Senti ma che farebbe” “No, nulla dicono che possa piegare lo spaziotempo. Solo questo… Hai presente che per ogni sistema di riferimento la separazione spazio-temporale tra due eventi (chiamata metrica) è costante e si calcola come ds² = dx² + dy² + dz² – d(ct)²?” “Certo! Ma che domande fai? Mi hai preso per un cretino?”.

Beh in realtà quest’ultimo dialogo non andò così ma mi piace farvelo credere, fu più un gorgogliare di vomito tra due persone in intossicazione da alcool in un auto parcheggiata davanti a un cimitero. Roba che Hunter S. Thompson era già con la mascella smostrata a prendere appunti come un allievo di liceo qualunque!
John comprò la nuova droga, magari avrebbe potuto essere la svolta per scrivere il testo giusto e tornò a casa sua. No, no! Stavolta era davvero casa sua, prese il primo disco di Trout Mask Replica di Captain Beefheart & His Magic Band e mise sul piattò il lato B. Iniziò a sniffare quella strana polvere rossa, che odorava di zolfo e di cantine vuote. Intanto fuori pioveva copiosamente. Come succede solo a New York City.

Dopo il primo tiro iniziò a piovere Frank Sinatra, dopo il secondo Dean Martin e dopo il terzo Sammy Davis Junior. Fu proprio durante la fase Sammy Davis Junior che si sdraiò sul letto e tutto iniziò a diventare nero. BAAAAM! Fine. Forse devo smettere con la droga? No, troppo tardi, ormai.
Franco_Battiato_con_il_suo_gruppo_nel_1972 (1)New York 2017 Hell’s Kitchen Manatthan
John O’Riley, un chitarrista si sveglia sopra un materasso dentro a un vicolo impreziosito da pipì di classe, John non si ricordava come mai era finito lì e manco gli interessava. Iniziò subito ad elaborare mentalmente i testi per un pezzo che aveva appena composto. Era un pezzo breve, ma intanto la droga che trasforma i materassi pieni di pipì in macchine del tempo aveva funzionato.

Capì quasi subito che era nel futuro, si ricordò dell’equazione e tutto era chiaramente ovvio, tranne il lieve problemino di aver viaggiato nel tempo-spazio verso il futuro pisciandosi (oppure venendo coperto di piscio da qualche creatura spaziodimensionale ignota). La droga aveva funzionato!

Ora aveva l’idea per il pezzo, ok tutti i suoi musicisti erano morti o lungodegenti per malattia/sifilide/rapimento alieno/infarto/troppa salute, però aveva capito tutto. Finalmente aveva il pieno controllo sul suo modo di comporre. Gli bastava scrivere tutti i pezzi in una lingua di un’altra dimensione inventata da lui con regole grammaticali e dizionario.

In un mondo a lui totalmente alieno in cui le persone ascoltavano la musica col telefono invece che con il giradischi. In un emisfero dove c’era chi si masturbava davanti a un calcolatore invece che nel parco come tutte le persone perbene, John iniziò a scrivere e a comporre tutto con una velocità e una maestria senza pari. Il tutto avveniva mentre stava realizzando che tutti i musicisti più bravi di lui erano morti, e quelli del mondo della masturbazione sbagliata non erano certo alla sua altezza, figuriamoci!

Beh io non so come successe ma… oddio no, lo so ma non credo di potervelo dire. Comunque John O’Riley viaggiatore nel tempo venuto dal passato e chitarrista sperimentale si recò presso una nota casa discografica convinto che i produttori discografici fossero cambiati poco, rispetto ai suoi tempi.

“Salve senta cosa vorrebbe proporci?” 

“Un disco di rock psichedelico di 90 minuti tutto cantato in una lingua dimensionale inventata da me, una lingua con regole grammatiche e dizionario, una cosa come i Magma però con una lingua dimensionale invece che aliena! Quindi direi abbastanza diversa, in effetti…” (disse John con il massimo della convinzione possibile)

Mmmh interessante, ci segua nell’altra stanza, ora…

E fu così che John venne preso a randellate nel sottoscala della casa discografica da tutti i discografici e anche dell’uomo delle pulizie che mostrò tanto sadismo e pochissima empatia. Un fatto davvero sbalorditivo, visto in una storia tanto normale, quanto folle.


FINE 

Osiander